Recensione: È una lettura breve, ma non leggera. Non è uno di quei libri che finiscono e basta, perché qualcosa rimane. Anche solo quella sensazione sottile, un po’ scomoda, che ti accompagna per un po’.
La cosa che mi ha colpito è che questo non è un libro “di eventi”. Succede poco, almeno in apparenza. Però allo stesso tempo senti crescere qualcosa, pagina dopo pagina. La paura, appunto. È una paura che non arriva all’improvviso, ma si insinua lentamente. All’inizio è solo un pensiero, poi diventa un’ossessione. E Irene sembra incapace di liberarsene, anche quando forse potrebbe.
Non è un personaggio che si ama facilmente. In certi momenti mi ha fatta quasi innervosire, perché sembra sempre un passo indietro rispetto a quello che dovrebbe fare. Però è anche molto reale in questo: fragile, insicura, piena di contraddizioni.
Zweig è bravissimo proprio qui. Ti tiene dentro la mente di Irene e non ti lascia uscire. E a un certo punto ti rendi conto che la tensione non viene da quello che succederà, ma da come lei continuerà a reagire. Forse è proprio questo che mi ha colpito di più: l’idea che a volte la paura non ha bisogno di essere grande o concreta. Basta poco, e il resto lo fa la nostra testa.

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